Chi è appassionato di film di guerra avrà visto almeno qualche volta le azioni dei navy seals americani. Sono reparti d’élite delle forze armate, presenti in quasi ogni esercito moderno, Italia compresa.
Pochi in numero ma estremamente efficienti, superbamente addestrati ed equipaggiati, il loro compito è infiltrarsi dietro le linee nemiche per raccogliere informazioni e colpire obiettivi sensibili, difficilmente raggiungibili con operazioni che coinvolgono grandi masse di soldati.

Ecco ,il Social Marketing ha molte caratteristiche simile con questi reparti speciali. E’ uno strumento molto delicato ed efficace, ma solo a patto che si abbia ben chiaro il target che si vuole colpire e che sia gestito in modo razionale e mirato.

Facciamo un paio di calcoli. Dai dati del 2012 (quindi di sicuro ampiamente superati in eccesso) è emerso che ci sono oltre 2,4 miliardi d’internauti, di cui 1,1 miliardi con l’accesso ad uno smartphone di qualsiasi tipo.
Il passaggio dal personal computer a questi strumenti più dinamici (compresi i tablet), ha interconnesso ancora di più le persone alla realtà virtuale, permettendo un’iterazione mai vista prima d’ora.

  • Facebook, il social network più utilizzato, capitalizzava nel mondo 1,23 miliardi di utenti a fine 2013. In Italia, oltre un italiano su due ha un account su questa piattaforma; l’età media dell’utenza è 40,5 anni, cosa che implica la presenza di tantissimi possibili imprenditori e clienti, non solo di teenager.
  • Twitter capitalizza invece 200 milioni di utenti, con un’età media di 37,5 anni e che si scambiano 175 milioni di tweet al giorno;
  • Linkedin, infine, collega oltre 187 milioni di persone in cerca di lavoro, migliori opportunità, contatti per far crescere la propria attività e così via.

Per quanto riguarda l’Italia, una ricerca del 2010 aveva verificato che il 57% degli utenti internet svolgevano almeno una ricerca al giorno in rete, il 46% cercavano informazioni su prodotti o servizi e il 20% rivolgevano la propria attenzione al business locale, ovvero le piccole-medie imprese.

Bene, ora pensiamo di aggiornare questi dati al 2014, dove avere uno smartphone o un tablet non è più solo uno status symbol, ma una vera e propria priorità per quasi chiunque. Da queste informazioni si può facilmente comprendere il perché un’impresa deve essere necessariamente presente (ma soprattutto attiva!) in rete.

E’ dimostrato statisticamente che le imprese con una qualche forma di presenza online riescono ad affrontare meglio la crisi attuale, mentre quelle che invece hanno una presenza attiva (un profilo facebook, un sito o un blog aggiornati con frequenza) se la cavano anche meglio e spesso sono in crescita.

Ora è importante chiarire una cosa fondamentale. Stephen Covey, imprenditore, educatore e scrittore statunitense, disse: “Cerca prima di capire, e solo dopo di essere compreso dagli altri”.
Riallacciandoci a questa affermazione vogliamo mettere in luce il fatto che bisogna aver ben presente il messaggio, il target e la modalità attraverso le quali vogliamo “presentare” il primo al secondo, vale a dire il canale.

La fase iniziale del marketing è puramente creativa. Bisogna capire qual è la nostra proposta di valore, ovvero il prodotto/servizio che noi offriamo al mercato; dobbiamo metterci nell’ottica dei nostri clienti, comprendendo cosa desiderano. Solo in questo modo riusciremo a fare centro, proponendo loro esattamente quello per il quale sono disposti a investire i loro soldi.

A questo punto, una volta capito cosa dobbiamo proporre, bisogna mettere in campo tutti gli strumenti necessari per raggiungere l’enorme bacino di persone che possono essere interessate a quello che offriamo.
Il social marketing può essere estremamente d’aiuto in questo, e perciò devi imparare a sfruttarlo al meglio.

Con la nostra esperienza nel settore possiamo veramente darti una mano, CONTATTACI!

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