Qualche sera fa in tv c’era un film in cui uno dei 2 protagonisti, durante un acceso dibattito, dice “Non so se questa sia pazzia o genialità”, al che l’altro gli risponde “Impressionante quanto spesso coincidano questi due tratti”.

Esiste una linea sottile che separa il bene dal male, la ragione dal torto. Una linea sottile separa il paradiso dall’inferno, l’amore dall’odio. Ma qual è il confine che separa il genio dalla follia?

Studiando i visionari nella società o le persone che hanno riscosso un grande successo, ci si rende conto che il confine che separa genio e follia è davvero labile. Entrambe queste categorie, i folli e i geni, infatti si comportano in modo simile: sembrano essere in grado di vedere nitidamente qualcosa che non c’è e che gli altri ancora non vedono.

“Rinchiudiamo” il pazzo perché vede cose che noi non vediamo, eppure a pensarci bene non si comporta in modo simile anche il genio? Anche egli nota qualcosa che oggi non esiste e lo vede in modo molto nitido: “Vedo un giorno nel quale ci sarà un personal computer in ogni casa” disse tanti anni fa un giovane Bill Gates quando Microsoft era ancora una piccola azienda di Seattle. Non vedeva anche lui qualcosa che non c’era?

“Io rilancerò la Apple fino a farla diventare la migliore azienda del mondo” disse uno Steve Jobs appena ritornato a fare l’amministratore delegato di una Apple sull’orlo del fallimento. Non c’era forse anche un pò di follia in queste loro affermazioni?

Steve Jobs, Bill Gates, Adriano Olivetti, Enzo Ferrari non sono solo grandi uomini e grandi imprenditori, ma anche personaggi un pò folli e per questo di successo. Un pizzico di follia sembra essere un ingrediente molto importante di qualsiasi azienda o imprenditore di successo.

Tony Hsieh nel 1998, all’età di venticinque anni, vendette per 265 milioni di dollari la LinkExchange, l’azienda che aveva co-fondato, alla Microsoft. Da lì a poco investì qualche milione di dollari nella Zappos, una delle prime aziende americane a dedicarsi a vendere le scarpe online.

Far funzionare questa nuova azienda si rivelò assai più complicato del previsto al punto che verso fine 2002, non solo Tony non riusciva più a trovare finanziamenti per la sua nuova impresa, ma aveva anche investito quasi tutti i fondi personali ricavati dalla vendita della sua precedente azienda e ancora Zappos perdeva soldi tutti i mesi.
Decise quindi di vendere, con una perdita del 40% rispetto al prezzo d’acquisto, l’appartamento dove viveva così da recuperare altri due mesi di liquidità per l’azienda.
Se non è follia questa.

Ma quando sei animato da una lucida e visionaria follia e sfidi l’universo, spesso arriva il lieto fine: nel 2009 Amazon compra la Zappos per 930 milioni di dollari.

Tony sostiene che questa non è una storia di capitalismo e di management:

“Per tutti noi presenti non era stata una questione di soldi. Assieme avevamo costruito un’azienda che combinava profitti, passione e scopo. E la nostra non era nemmeno stata una questione di business. Ci eravamo invece impegnati a costruire uno stile di vita che avrebbe fornito felicità a chiunque, il che chiaramente includeva anche noi stessi”.

“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” sosteneva Shakespeare.

Ogni imprenditore che costruisce un’impresa di successo, non guarda alle dimensioni ma è guidato da un sogno. Anche tu, se sei arrivato dove sei ora, è perché hai avuto e inseguito un sogno.

All’interno di ogni cosa che ti circonda, se ci fai caso, puoi distintamente intravedere i sogni di chi l’ha immaginata. Ogni cosa che ci circonda è fatta di sogni.

Lo stesso vale per la tua azienda: nelle sue mura, nei suoi magazzini, in ogni stanza e locale ancora oggi vivono i sogni, le aspettative e le aspirazioni di un giovane fondatore e di tutte le persone che nel tempo hanno sposato e fatto proprio l’ideale dell’impresa.

OSM, la nostra azienda, è nata e cresciuta soprattutto grazie alla nostra capacità di progettare e di immaginare il futuro, di mettere vita laddove non c’era.
Ad un certo punto, però, smettiamo di mettere in circolo “la materia dei sogni” e cominciamo a dedicarci sempre di più al bilancio, ai numeri, alle cose materiali, alle urgenze pressanti ed ai problemi.

La vera follia dunque non è sognare o credere in qualcosa che ancora non c’è. La vera follia è smettere di immaginare, è pensare che guardando unicamente bilanci, numeri, programmi e problemi noi si possa tornare a costruire una grande impresa.

Non ci può essere espansione quando non ti diverti più, non si può crescere e fare utili in assenza di un sogno, non ci può essere prosperità se non torni a farti guidare dal cuore inseguendo un progetto che ti emozioni e ti faccia pensare in grande. Non puoi ottenere grandi risultati se non ci metti un pizzico di follia.

Se vuoi ritornare (o continuare) a crescere devi riprendere a inseguire delle mete chiare ed entusiasmanti.

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Paolo Ruggeri

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