• intervento MBS a cura di Luca Mazzucchelli, Vice Presidente Ordine degli Psicologi della Lombardia

Sono uscito dalla facoltà di psicologia con il massimo dei voti. All’università mi avevano insegnato molte
cose importanti, ero pronto a svolgere la mia professione, ma ero completamente impreparato ad
affrontare il mondo del lavoro e tutto ciò che comporta.

Uno psicologo che esce dall’università non sa bene da dove partire e lo stipendio medio percepito si aggira
intorno ai 10.000 euro netti all’anno. I miei primi 5 anni li ho passati nel precariato. Ho svolto attività di
volontariato e ero disposto a lavorare gratuitamente pur di apprendere e di svolgere la professione. Le prime esperienze sono state davvero toste. Ho lavorato in ambienti fortemente disagiati.
Queste esperienze mi hanno dato molto, primo tra tutti ho imparato a non aspettare i clienti nello studio
ma ad andarli a cercare io.

Ho quindi iniziato a fare i miei primi video, un po’ per passione, un po’ per provare nuove strade per promuovere la mia figura e fare formazione su una professione per molti aspetti non capita e su cui ci sono numerosi pregiudizi. Ho iniziato dando suggerimenti per imparare a gestire l’ansia, lo stress e la rabbia. Si trattava di video brevi e molto pratici.

Ho svolto un’attività di divulgazione su alcuni concetti base della psicologia. Con il tempo ho costruito un’immagine online che mi ha permesso di entrare in contatto con migliaia di persone e ottenere così anche numerosi clienti.

Ho iniziato a ricevere numerose proposte di collaborazione, anche da parte di persone note al grande pubblico, per fare dei video assieme e pubblicarli sul mio canale. Grazie alla visibilità acquisita, ho iniziato a emergere anche come professionista e sono stato nominato Vice Presidente dell’ordine degli Psicologi di Milano. Sono anche stato poi invitato a delle trasmissioni su Raidue passando dal web alla televisione. In questo percorso di crescita che da neolaureato senza esperienza mi ha portato a diventare un professionista conosciuto e affermato, ho maturato maggiore consapevolezza sul nuovo contesto in cui ci troviamo:

1) Tutto va più veloce: la velocità di penetrazione delle tecnologie è notevolmente aumentata. Il telefono per avere un milione di utilizzatore ci ha messo 75 anni. Angry Birds per avere un milione di utenti ci ha messo 35 giorni.
2) Tutto è online: per informarci su qualcosa, guardiamo internet. Per scegliere un ristorante andiamo su Tripadvisor, per prenotare un hotel cerchiamo su booking. In fondo oggi per prendere delle decisioni ci affidiamo al giudizio di completi sconosciuti.
3) La battaglia per l’ attenzione: viviamo continuamente bombardati da messaggi. Per essere visti e percepiti dobbiamo catturare l’attenzione delle persone. Oggi vince chi sa catturare l’attenzione velocemente e interessare il proprio puibblico, qualsiasi sia l’attività che svolgi.
4) Cambiano i confini della realtà: internet e le nuove tecnologie sono talmente integrate alla nostra realtà che sono diventati come un altro canale di percezione, una sorta di sesto senso aggiunto.

Forse il cambiamento più rilevante riguarda le nuove generazioni. Oggi per la prima volta nella storia dell’umanità, due specie antropologicamente differenti convivono nello stesso ecosistema. I millennials vivono in modo differente, non sono abituati ad aspettare, perché hanno tutto con un click, vivono online e hanno meccanismi mentali differenti, perché differente è la realtà in cui sono cresciuti.

In un’ottica di business, per coinvolgere le nuove generazioni è necessario adottare un approccio che tenga in considerazione questi aspetti:

1) Non aspettare: muoviti tu, in prima persona per avere il tuo spazio. Non pensare che se stai fermo le persone vengano da te spontaneamente. Non accadrà. Devi essere tu a guadagnarti visibilità.
2) Meno attrazione, più influenza: meno legge dell’attrazione e più legge dell’influenza. Nel momento
in cui impatti positivamente su milioni di persone, allora otterrai milioni. Fai qualcosa di utile per le persone, impatta in modo positivo nella loro vita e il successo verrà da sé.
3) Non è più il grande che mangia il piccolo, ma è il più veloce che vince contro il lento. Essere veloce significa
arrivare prima degli altri su una piattaforma di comunicazione.

Il web e l’online avranno sempre di più un’importanza strategica:

1) Il sito internet servirà sempre meno. Il futuro del web è sui social. Devi popolare di contenuti i tuoi social. Essere sui social non significa esserci in modo passivo, ma devi dare dei contenuti utili e di valore.
2) Target: i millennials sono persone relazionali, iperconnesse. Non cercano marche aspirazionali, non
vogliono le griffe sulla maglietta ma cercano qualcuno che sia come loro. La comunicazione non serve più per creare un’aspirazione, ma ad incontrare le persone.
3) Prima il pubblico, poi il prodotto: prima crei una base di pubblico, poi ascolti i loro bisogni e in seguito gli offri ciò che desiderano. Punta a creare una community, il resto viene dopo.
4) Reverse mentoring: che rapporto hai con i millennials? I millennials sanno più di noi su come sta andando il mondo. Bisogna capire come ragionano e poi adattare la strategia secondo quanto appreso.

Uno sguardo al futuro…

1) Chatbot: i bot sono il futuro. Una volta c’erano le email per direct marketing, oggi ci sono i chatbot.
2) Scommetti sulla voce: Cortana, Siri, Audible, musical.ly, podcast, messaggi vocali su whatsapp. Oggi la voce in formato digitale ha sempre più importanza.
3) Esperienze, emozioni: Il mondo del futuro si baserà sempre di più sull’esperienza e sulle emozioni. Ora arriveranno le stampanti 3d, che ti stamperanno il cibo a casa, con le ricette come se le avesse fatte uno chef stellato. Il mondo da un punto di vista qualitativo, si appiattirà. Ciò che conterà saranno le esperienze e le emozioni.
4) Realtà virtuale: tra pochi mesi uscirà un casco per la realtà virtuale a prezzo accessibile.

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